Il gioco del Go

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I goban tradizionali, come questa prestigiosa versione, sono fatti in legno di Kaya intagliato in maniera particolare per far risaltare il suono secco delle pietre giocate.

Il gioco del Go (囲碁 igo in giapponese), conosciuto in Cina con il nome di Weiqi e in Corea di Baduk, è uno dei più antichi giochi strategici da tavolo esistenti ed è tutt’ora molto diffuso soprattutto in Asia, in America e sempre di più anche in Europa. E’ un gioco con regole semplici ed eleganti, da cui si sviluppano una complessità strategica e una profondità tattica incredibili, che da più di 2500 anni continua ad affascinare le generazioni.

Diffuso in Occidente dai giocatori giapponesi, si gioca su una griglia quadrata di 19×19 linee poggiando a turno sugli incroci liberi delle pedine nere e bianche, dette pietre, con l’obiettivo di circondare una porzione di tavola più ampia dell’avversario. E’ insomma un gioco di conquista territoriale, dove lo scopo non consiste nella distruzione totale dell’avversario, come negli scacchi per esempio, ma in cui è invece necessario costruire un territorio più ampio possibile, il che porta ad uno sviluppo reciproco dei confini… tranne quando da principianti giochiamo contro giocatori più esperti! Per questa caratteristica è facile associarlo ai principi di Yin e Yang, concetti chiave del taoismo, che pur essendo forze antagoniste sono entrambe necessarie e costituiscono un’unità essenziale.
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Succede spesso infatti che l’attacco di un giocatore provochi il rafforzamento del territorio avversario, o che una mossa difensiva al momento sbagliato permetta al nemico di concentrare altrove le proprie forze con successo.

Perché giocare a go dunque? La sua astrattezza e semplicità logica permettono di paragonare il Go alla vita, alla guerra, a tutte quelle situazioni in cui avviene lo scontro di due fronti opposti. Per questo può essere un utile terreno di pratica in cui elaborare strategie che possano ispirare azioni efficaci nella realtà quotidiana. Oltre ad aiutare lo sviluppo e il rafforzamento della memoria, allena la concentrazione e aiuta a mantenere l’autocontrollo, permettendo di gestire il conflitto e l’ansia. Durante le partite infatti si creano spesso situazioni di tensione, ad esempio quando l’avversario invade improvvisamente il nostro territorio, che un giocatore deve imparare a dominare per trovare la risposta migliore e minimizzare eventuali perdite. Non a caso funge spesso da metafora per i training manageriali e altre situazioni in cui è importante mantenere una viva concentrazione che non si lasci sfuggire alcun particolare.

Le dimensioni del goban implicano una molteplicità di livelli di gioco: la strategia globale è altrettanto se non più importante della tattica locale. Questo richiede quindi l’abilità di capire quando può essere utile sacrificare delle pietre per ottenere un guadagno maggiore altrove. Il Go insegna così a non essere precipitosi, aspettando il momento opportuno per agire.

Esso è inoltre permeato dalla cortesia tipica degli orientali, che emerge fin dal rituale saluto tra i giocatori ad inizio partita. Alla sua conclusione, marcata da un sincero ringraziamento per l’opportunità di aver giocato, il giocatore più forte si offre spesso di rivedere la partita, commentando le mosse e aiutando l’altro nei punti in cui era insicuro, al fine di esplorare insieme le situazioni di gioco createsi e approfondirne la comprensione. Questa volontà di collaborazione spontanea si vede spesso ai tornei, o nelle partite tra amici, in cui ci si aiuta a vicenda per migliorare.

Ti è venuta voglia di provare a giocare? Per un’introduzione alle regole guarda qui, in futuro ci saranno anche articoli di approfondimento più specifici!

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Questo articolo è stato pubblicato in Giochi da tavolo, Go, Oriente e contrassegnato come da Alessio Gerola . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su Alessio Gerola

Studente di filosofia, indagatore analitico e ispirato della realtà, mi piace indugiare sull'immensa vastità dello scibile umano, portando alla luce i suoi angoli più singolari, e sperimentando creativamente sui modi di farli confluire in qualcosa che possa dirci di più su questa buffa parentesi di coscienza cosmica.

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