La festa del consumismo

Inizio quest’articolo augurando buone feste a chiunque non sia credente e a chi come me festeggia la nascita di Gesù, la venuta del Messia tanto atteso.

Il titolo dell’articolo è volutamente provocatorio ed è da lì che voglio partire. Qualche giorno fa stavo girando per i mercatini di Natale alla ricerca di qualcosa da regalare ai miei genitori. Come al solito mi ero ridotto all’ultimo minuto, ma rimanevo fiducioso che qualcosa di carino fra tutte quelle bancarelle l’avrei trovato. Ad un certo punto mentre passavo da una bancarella all’altra un gruppo di ragazzi mi è passato accanto, ed uno ha esclamato ad alta voce: “Ma perché a Natale ci si scambiano i regali? Non si può fare ogni giorno? Il Natale in realtà è la festa del consumismo!”

 Quelle parole hanno colpito nel segno e una volta tornato a casa sono stato a riflettere un pò sulla tesi di quel ragazzo. Così su due piedi non si può che essere d’accordo, più che la nascita di Gesù sembra che il 25 dicembre si festeggi la nascita del capitalismo! Vetrine scintillanti, profumi di spezie e di cibo ad ogni angolo, gente che corre di qua e di là con dei sacchi pieni di regali fra le mani. Però c’è un però. Anzi, ce ne sono due.

crisiL’aspetto economico

Pensando a come va l’economia in Italia di questi tempi non c’è da stare allegri. La crisi del 2008 sembra che ancora non sia finita: la disoccupazione aumenta, i consumi rimangono bassi e le aziende continuano a fallire e a chiudere, mandando a casa i lavoratori. Se questo è lo scenario credo che sia lecito riconsiderare l’accusa di consumismo per questo Natale: durante le feste natalizie infatti si rimette in moto l’economia reale del Paese e questo di fatto è un elemento molto positivo e da incentivare piuttosto che da condannare con uno snobismo veramente fuori luogo (e tempo). In aggiunta a questo meccanismo legato ai regali c’è da considerare il forte impulso che in questi giorni viene dato al turismo e al settore della ristorazione, settori che potrebbero fare da volano (insieme all’innovazione) per l’uscita da questa crisi.

Family-740x450L’aspetto sociale

Uno dei maggiori problemi del nostro tempo è l’eccessivo individualismo, il fatto cioé che le persone tendono ad isolarsi senza creare più legami forti e stabili con chi gli sta attorno. Uno dei rimedi a questa “patologia sociale” è proprio il far festa insieme, il trovare momenti di comunità in cui ci si sente in compagnia con i propri simili. Le festività natalizie sono proprio una delle occasioni in cui ci si ritrova fra parenti ed amici e si rinsaldano le relazioni sociali; anche se questo è possibile in parte nella quotidianità, è durante questi eventi/rituali che ci si sente parte di una collettività più grande, che protegge il singolo dalla solitudine e dalla sofferenza. In più a Natale durante lo scambio dei doni si rinnova un senso di reciprocità, tanto importante per antropologi come Mauss e Levì-Strauss, che unisce ancor di più le persone e le rende più forti per le sfide della quotidianità.

In conclusione vi auguro, insieme a quanto ho già augurato in principio, di fare&ricevere tanti regali e soprattutto di passare delle felici vacanze insieme alle persone che vi sono più care nella vita. A presto e buone feste da Noteinbottiglia!

 

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Informazioni su Luciano

Sono un appassionato di crescita personale, mi interesso di psicologia, filosofia, comunicazione, religione e di tematiche sociali di attualità. Amo leggere, discutere e mi piace passare il tempo con giochi di strategia e di ruolo. Sono laureato in Sociologia, studio alla specialistica di Management e Comunicazione d'Impresa e nel prossimo futuro vorrei lavorare nella gestione delle risorse umane.

5 thoughts on “La festa del consumismo

  1. Sembra abbastanza “fumo negli occhi” pensare che i consumi di natale possano risolvere problemi strutturali dell’economia nazionale. Certamente non da soli, ma questo non lo affermi mai, quindi potresti anche essere d’accordo con me su questo. Credo che i problemi dell’impianto produttivo non siano riducibili alla scarsità di consumatori.

    Quanto al secondo punto, sebbene sia d’accordo con te sul ruolo del dono in genere, penso sia più l’ossessività e la paranoia da “regalo di natale” che quel ragazzo contestava 😛

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  2. Grazie Aaron per questo commento 🙂 l’aumento dei consumi anche se non è “la soluzione” per uscire da questa crisi è uno dei fattori chiave per favorirne il superamento… Per risolvere i problemi strutturali dell’economia ci vorrebbe secondo me una forte manovra keynesiana, ma non so proprio quanto sia attuabile in questo momento e se sia davvero efficace come lo è stata per le crisi economiche passate.

    Sull’ossessività del dover fare regali mi trovi d’accordo, ogni cosa va presa con moderazione e di certo le folle oceaniche negli ipermercati sono qualcosa di pazzesco!

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  3. È vero quello che dici, il mese di dicembre è, per alcune aziende, il periodo in cui si concentrano la maggior parte delle vendite. Anche l’aspetto sociale è molto importante e, forse, bello. Quello che mi preoccupa è però la frase di quel ragazzo, natale festa del consumismo. È proprio questo il Natale? È lo scambiarsi doni? È lo stare insieme? Io non penso. Ricordo quando ero bambino che il periodo dell’avvento era a casa mia sentitissimo, si pregava e si respirava una vera atmosfera natalizia. Era un periodo di attesa. Attesa che culminava con il Natale. Il Natale è una festa religiosa, dai profondi significati. Quello che noto ora è un disancoramento della festa dal suo significato originario, si continua dunque a celebrare il natale, ma ne rimangono solo gli aspetti estetici. Le decorazioni, i pranzi, qualche presepe e i regali. Quando però si perde il significato originario dell’evento e questo si trasforma in mera abitudine il rischio è che esso si trasformi in qualcosa di diverso, che del Natale avrà ormai solo il nome e null’altro.

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  4. Parlando da non credente, per me il Natale in famiglia, fin da piccolo, ha avuto connotati non religiosi. Quindi, per me, il Natale “è” essenzialmente il riunirsi e il celebrare un momento insieme, pensando al valore della bontà, della generosità e dei legami familiari e di amicizia. Nel suo aspetto consumistico certamente ha connotati che vanno a braccetto con il capitalismo, ma credo che questo non debba essere intrinseco nel festeggiare tale periodo.
    Probabilmente quindi il Natale non è già più, o è in misura molto minore per la maggior parte delle famiglie, quello che dovrebbe essere dal punto di vista religioso. Tuttavia non credo che questo sia uno svantaggio, finché possono comunque emergere valori buoni e desiderabili.

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  5. Vi ringrazio GM e Alessio per aver condiviso la vostra esperienza del Natale, più legata all’evento religioso nel primo caso e più vicina all’aspetto sociale e umano nel secondo. Anche da punti di partenza diversi ci si incontra nella dimensione sociale dello stare insieme: essa per chi è cristiano non viene sostituita, ma “valorizzata e trascesa” dall’evento straordinario che si festeggia 🙂

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