Black Mirror

«Humanity is acquiring all the right technology for all the wrong reasons» – R. Buckminster Fuller 

 

«It has become appallingly obvious that our technology has exceeded our humanity» – A. Einstein

 

BlackMirrorTitleCardBlack Mirror è una miniserie TV creata da Charlie Brooker e trasmessa per la prima volta nel 2011, che punta ad indagare gli effetti dirompenti dello sviluppo tecnologico sull’organizzazione della società e sulle vite dei singoli individui. Sviscerando tematiche diverse attraverso degli episodi autoconclusivi, che di volta in volta procedono da una particolare innovazione tecnologica, presente, futura o futuribile, che funge da sfondo del modus vivendi di una possibile società tecnologica, la serie illustra con inquietante spirito satirico le interazioni tra gli esseri umani distorte dal loro riflettersi nei black mirrors, gli schermi neri che fissiamo ogni giorno, continuamente, sui nostri televisori, computer e cellulari.

Nelle due stagioni finora andate in onda, per un totale di sei episodi più uno special (ne è prevista una terza da ben 12), sono state esplorate le interazioni tra la tecnologia, protagonista indiscussa della serie nelle sue più varie declinazioni, e varie sfere della vita umana, come la politica, la giustizia, le relazioni emotive, il rapporto con la morte e l’elaborazione del lutto, l’identità personale e la memoria.

Lista degli episodi

Prima stagione:

  1. The National Anthem – Messaggio al Primo Ministro
  2. 15 Millions of Merits – 15 milioni di celebrità
  3. The Entire History of You – Ricordi Pericolosi

Seconda stagione:

  1. Be Right Back – Torna da me
  2. White Bear – Orso Bianco
  3. The Waldo Moment – Vota Waldo!

Special:

  1. White Christmas

(poco a poco aggiungerò i link alle singole recensioni)

Ciò che più colpisce del modo in cui Black Mirror affronta queste indagini narrative è l’enfasi posta sulla profonda ambiguità che si cela dietro ad ogni singola innovazione della tecnica, una morale dalla doppia faccia, su cui è impossibile trarre un giudizio davvero definitivo. Ogni episodio ci trasporta in un tempo alternativo, spesso una vera e propria ucronia, che ci consente di assistere agli sviluppi paradisiaci quanto infernali di quel mondo grazie al (o a causa del) potere umano di intervenire sul proprio ambiente e su se stesso, al  modo in cui distorce i rapporti più saldi che il senso comune attribuisce all’umanità, talvolta perfezionandoli all’inverosimile, altre volte provocandone un’irriconoscibile degenerazione.

Magari un rapporto così

Magari un rapporto così

Già Francis Bacon aveva analizzato questo doppio carattere della tecnica, capace sia di causare il male che di porvi rimedio. Emblematico è il suo esempio del mito di Dedalo, il vero uomo tecnologico, figura ambigua per eccellenza, che è stato in grado di permettere la generazione del minotauro, incarnazione del male provocato dal cieco utilizzo dell’ingegno, nonché del labirinto stesso necessario per frenare l’orrida creatura (poveraccio ‘sto minotauro). Sia la bestia che il labirinto sono entrambi prodotti della mente tecnica dell’architetto, in grado di creare problemi quanto di risolverli (qui trovate un approfondimento più dettagliato).

Alcuni dei mondi che abbiamo l’occasione di sperimentare in Black Mirror potrebbero essere la Terra tra qualche centinaio di anni, altri tra qualche decina appena, altri ancora potrebbero rappresentare benissimo il presente, o essere addirittura accaduti ieri. Quello che rimane costante però, mentre ci specchiamo negli schermi dei nostri nuovi idoli, è il grigiore morale ed esistenziale che caratterizza il rapporto tra l’uomo e la tecnologia, che può essere tanto positivo quanto negativo.

Ciò che Black Mirror ha da offrire alla mente recettiva è quanto già Jonas aveva chiamato euristica della paura ne Il Principio Responsabilità (no, non manca una preposizione). Di fronte all’indecisione sull’utilità o la dannosità di una certa invenzione, ciò che può guidare il nostro agire nel suo sfruttamento è l’aver ben presente che cosa non vogliamo, quali esiti negativi siamo più interessanti a scongiurare. Questa considerazione è ciò che può fornire un freno ad un utilizzo superficiale e irresponsabile del grandissimo potere che abbiamo a disposizione, favorendo una certa dose di riflessione da mettere al servizio tanto dell’opera di creazione tecnica, quanto della sua manipolazione (devo proprio citare il solito “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” con tono solenne? A proposito di irresponsabilità, vi rimando ad un’approfondimento utile quanto mal impaginato).

Per questa grandissima attualità filosofica della serie recensirò ogni episodio in modo da evidenziarne i chiari spunti di riflessione, cercando di mettere in luce i nodi concettuali su cui essa si può concentrare, sviluppandoli con delle considerazioni personali sul tema della puntata. Sono grato a due cari amici per le preziose discussioni, che contribuiranno ad arricchire questa spero gradita serie di recensioni filosofiche.

«The real danger is not that computers will begin to think like men, but that men will begin to think like computers.»  – Sydney Harris (Journalist)

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