Horror Vacui Lutetiae

Paris PeaceParigi trema ancora. E con esso, tutto il mondo.
Eventi di questa portata lasciano un vuoto intorno a sé, un vuoto che però, per la sua incolmabilità, richiede di essere riempito.

I più rapidi scelgono di riempirlo d’odio. Essi si fanno vati di sommaria giustizia, emulando le azioni del nemico come atto estremo di difesa. La paura, lo sappiamo, è una reazione inevitabile e assolutamente genuina in una situazione come questa, aggravata dalla crisi umanitaria di immigrazione dai paesi del Vicino Oriente. Quotidiani come “Libero”, politici come Salvini non sono che pochi esempi, limitandoci al mesto panorama nazionale, di questo tentativo di riempimento. Essi generalizzano intere categorie con una leggerezza spaventosa, alimentando un focolaio di odio culturale degno della più retrograda idea di giustizia privata. Ma la paura, se non frenata dal raziocinio, rischia solo di degenerare in forme estreme di pura follia, moltiplicando esponenzialmente la violenza perpetrata e subita. Più saggio è onorare le vittime e stringersi insieme contro il vero nemico, il fondamentalismo e l’idolatria religiosa, i valori che antepongono una dimensione salvifica dell’esistenza ai genuini valori umani di compassione, rispetto e reciproco aiuto. Serrati dobbiamo rimanere contro il nemico, ma i nostri cuori non devono farsi di pietra. I rifugiati stanno fuggendo dalle stesse persone che ancora una volta hanno sfregiato l’umanità.

Altri ancora scelgono di riempirlo di parole, scatenando inutili polemiche. Si lanciano in analisi dettagliate e lungimiranti, non sempre perfettamente in grado di governare le onde che il loro stesso bastimento discorsivo crea. Attaccano la religione. Come biasimarli, a tutti noi risuonano agghiaccianti nelle orecchie le urla “Allah è grande”, fugace quanto tremendo annuncio della prossima ecatombe. E’ vero, le loro analisi sono ineccepibili nel puntare il dito contro una certa “tendenza estremista naturale” dell’Islam, fin dalle origini. Tuttavia sembra sfuggire, o sembrano tralasciare, il fatto che il concetto di Islam e di culto islamico non implichino né logicamente, né metafisicamente, l’aderenza a frange estremiste di azione violenta (= Jihad, che pur, di nuovo, è un concetto innegabilmente al centro del credo islamico). Se non tutti, per fortuna, la pensano davvero così, sembra quantomai fuori luogo, però, andare a protestare da quei musulmani che twittano #ThisIsNotIslam, che molto rispettosamente inneggiano un pacifico “Allah Akbar” nell’intimità della propria dimora, in segno di profondo cordoglio verso le vittime di ciò che la maggior parte del mondo musulmano vive come una profonda ferita e deviazione da un modo di vivere che a loro ha insegnato i valori della pace, della collaborazione, del rispetto. Ha davvero senso puntualizzare loro che in realtà l’ISIS appartiene all’Islam esattamente tanto quanto loro? Ciò che li divide è infinitamente più importante di quanto li accomuna. Il problema della religione è come, nelle forme molto organizzate e ritualizzate, porti alla massificazione dell’ideologia. Cosa che si è verificata in nome di Dio, in nome del Faraone, in nome della Pace, in nome della Guerra, in nome della Libertà.
Il vero parassita da estirpare è il fondamentalismo, a prescindere dalla matrice da cui esso proviene: religiosa, sociale, economica o politica che sia. Valori laici, ancorché originatisi in un humus religioso, possono essere tranquillamente accolti e condivisi in un clima di democratico dialogo, lasciando a casa le armi  dell’insulto, dell’accusa, portando anzi con sé dosi massicce di pensiero critico (già, non è incompatibile con la religione), capacità di discernimento, onestà e spirito di collaborazione.

Per quanto, mi riguarda, scelgo di lasciar aleggiare questo vuoto, pervadendolo con del rispettoso silenzio (giuro che non ho parlato mentre scrivevo), un silenzio da dirigere interiormente, alla ricerca di quei valori, di quei sentimenti che più di tutti permettono di superare le differenze, di ricercare la reciprocità e l’empatia, favorendo la comune lotta per la libertà, la vita e la pace.

Quindi, chi vuole pregare preghi, chi vuole cantare canti, chi vuole suonare suoni. Uniamoci tutti nel rispetto e nell’aiuto reciproci contro i veri nemici, dentro e fuori di noi.

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3 thoughts on “Horror Vacui Lutetiae

  1. Alessio, condivido in pieno quanto scrivi: l’unica cosa saggia da fare è fermarsi, esprimere profonda solidarietà per i francesi, biasimare ogni forma di fondamentalismo violento ed osservare con distacco le emozioni di paura, rabbia e sconforto che salgono impetuose dentro di noi dopo questa tragedia.
    Solo dopo si può ragionare sulle cause, sulle conseguenze, sulle decisioni politiche da prendere: tutto il resto è distruttivo.

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  2. Ho letto con interesse il “vuoto” e questa suggestione mi riporta al “Nulla che avanza” dalla “Storia infinita” che Michael Ende così conclude:…siamo andato avanti così rapidamente in tutti questi anni, che ora dobbiamo sostare un attimo per consentire alle nostre anime di raggiungerci…
    Utile chiusa che ci riporta alla giusta osservazione di Luciano “’unica cosa saggia da fare è fermarsi”.
    Ma non è un fermarsi passivo, bensì a mio avviso, visti anche i recenti fatti di terrorismo in Belgio, un fermarsi attivo e come tale fatto di dubbi che rendano fertile la capacità di porsi sempre le domande giuste!

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    • Penso proprio che questo pensiero riassuma quanto si è voluto esprimere con questo articolo, grazie davvero di averlo condiviso!
      Quando il nostro potere supera di gran lunga la nostra capacità di previsione delle conseguenze del suo esercizio, soffermarsi in un fertile silenzio riflessivo, seguito dal rumore non della chiacchiera o del commento odioso, ma da quello della discussione costruttiva e onesta, penso sia un compito che non possiamo non assumerci.

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