Cowboy Bebop, il noir tra le stelle

Cosa succede quando proviamo a mettere a bordo di un’astronave il detective di un telefilm poliziesco? E se questo più che un detective fosse un cowboy che cavalca per il Far West interplanetario?

p360101_b_v7_adQuesto devono essersi chiesti gli autori di Cowboy Bebop, un anime noir fantascientifico, diretto da Shinichiro Watanabe, che racconta le vicende dell’astronave Bebop e della sua ciurma di cacciatori di taglie. Ciò che più mi ha fatto apprezzare quest’opera, più che la trama in sé, è lo sviluppo di un’ambientazione dalle atmosfere uniche, frutto di un mix tutto particolare di elementi all’apparenza totalmente alieni (per rimanere in tema), che fanno nascere anche alcune profonde considerazioni esistenzialiste sulla vita dei protagonisti e il rapporto che l’uomo in generale ha con il proprio passato. Se non volete SPOILER saltate pure l’approfondimento dei personaggi e passate direttamente alla parte sull’ambientazione.

LA STORIA E I TEMI
La storia è per lo più incentrata sui singoli casi che nei 26 episodi di cui è composta la serie, i cinque personaggi principali si trovano ad affrontare. A mano a mano che la vicenda si dipana, si inizia a scoprire il misterioso passato dei vari protagonisti, delle storie travagliate che questi non riescono o non vogliono ricordare, e giocano il ruolo di vere e proprie rotture, interruzioni nei vissuti dei personaggi. In generale ho trovato queste parti piuttosto banali, in parte sicuramente perché non ho mai apprezzato il genere poliziesco. Sono tuttavia da evidenziare quei motivi esistenziali che connettono i personaggi alle proprie storie individuali, che vivono in maniere molto differenti.21079_cowboy_bebop

Spike Spiegel è il classico uomo dal fascino misterioso e accattivante, dal violento passato malavitoso e un rapporto problematico con donne e cani (e gatti), perennemente attaccato ad una sigaretta. Personaggio che ho trovato in generale piuttosto piatto, forse perché proposto a forza come protagonista principale della serie ma con una storia che tutto sommato centra poco con l’ambientazione di per sé, che potrebbe essere trasferita senza alterazioni in un qualsiasi film noir anni Venti (di cui, ripeto, non sono sfortunatamente un grande fan). Spike è un personaggio in cui il passato è interrotto da una forte rottura segnata dalla simulazione della propria morte per sfuggire alla vita asfissiante in cui era calato. Egli è un personaggio che “è già morto una volta”, e vive contemporaneamente (e letteralmente) con un occhio nel passato ed un occhio nel futuro.

Jet Black è invece il vero proprietario e pilota del Bebop, con cui Spike è in società. È un ex-poliziotto, occasionalmente meccanico, cuoco e bonsaista con un braccio artificiale, che in passato è stato piantato in asso dalla propria partner perché lei sentiva troppo dipendente da lui, cosa che ella non gli ha però mai rivelato. Questo abbandono ha determinato il taglio netto di Jet con la sua storia precedente, dandosi attivamente all’attività di cacciatore di taglie. Egli non è in grado di comprendere le ragioni della propria storia (finché non ritroverà per caso la propria ex-partner) e cerca quindi di crearsi un nuovo presente. Il personaggio è uno di quelli che ho più apprezzato: idee chiare, principi saldi, amichevole e alla mano, è l’unico che cerca di tirare avanti seriamente il business.

Faye Valentine è la gnocca approfittatrice di turno, degna della più classica Fujiko di Lupin, solo che sfrutta di meno il proprio charme sui protagonisti, per rivolgerlo invece sulle povere vittime che si ritrova a sfruttare per pagare i propri debiti di gioco. Un personaggio che serve solo a creare problemi e rompere le scatole (Spike e Jet sono d’accordo con me), il cui passato è forse il più avvolto dal mistero: Faye è stata ibernata dopo un catastrofico incidente di molti anni prima, che ha distrutto un pezzo della Luna, nonché la memoria della sua vita precedente. Un personaggio senza passato, che non riesce a superare questa mancanza e per questo si dà a comportamenti auto-distruttivi come il gioco d’azzardo e l’alcol, e che troverà un po’ di pace solo una volta ricostruiti i frammenti della propria storia Rimane comunque insopportabile e non sono proprio riuscito a digerirlo.

Al contrario Edward Radical è il personaggio che più mi è piaciuto, una ragazzina prepubere con la passione per l’hacking, la cui totale assenza di serietà contribuisce a scaricare la tensione che si accumula nelle situazioni più rischiose. Diventa molto amica di Ein, il cane che la ciurma ha accolto a bordo proprio malgrado (un po’ come Ed e Faye in realtà). Ed si inserisce in maniera molto antitetica rispetto ai toni dell’ambientazione noir spaziale, ma ciononostante (o anzi forse proprio per questo) è il personaggio che risulta più originale e meno scontato, nonché paradossalmente più in linea con la parte fantascientifica dell’universo narrativo. Ed vive totalmente calata nel presente, non avendo interiorizzato la problematicità del suo passato in orfanatrofio, incurante di qualunque pericolo o preoccupazione.

I miei giudizi di apprezzamento sui personaggi sono indubbiamente dettati da gusti personali rispetto all’originalità del character design e alla loro personalità individuale. Ciononostante da tutte le loro storie emerge l’attenzione di Watanabe sul modo in cui viviamo e comprendiamo il nostro passato e come questa consapevolezza plasmi il nostro modo di vivere il presente.

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L’astronave Bebop accanto a dei portali

L’AMBIENTAZIONE
Come dicevamo a inizio articolo, l’ambientazione è particolarmente originale, un mix che richiama molto alla mente le atmosfere di Blade Runner. Da un lato abbiamo una rutilante vita notturna degna della più classica Los Angeles noir degli anni Venti, con jazz bar illuminati da insegne al neon, perennemente invasi dal fumo delle onnipresenti sigarette e l’immancabile presenza del bicchierino di liquore ‘on the rocks’ che il povero e travagliato Bebop_08_14protagonista si scola, puntualmente interrotto da sgherri vestiti da Blues Brothers, armati con un’anacronistica tecnologia bellica di pistole e mitragliatrici (persino rivoltelle western in puro stile cowboy) nonché gli occasionali missili che vengono sparati da una navetta all’altra, con degli scambi di fuoco degni delle prodezze del Barone Rosso. Dall’altro assistiamo a viaggi iperspaziali attraverso portali a differenza di fase, usati per trasportare le persone da una colonia all’altra sui pianeti e i satelliti del Sistema Solare, resi abitabili grazie ad un processo di terraforming impressionante che ha reso ugualmente piacevole vivere su Venere che su Callisto, dopo che il primo prototipo di portale ha reso quasi inabitabile la Terra, oramai un ammasso di detriti. Da segnalare indubbiamente l’episodio 23, intitolato Brain Scratch, in cui sono centrali tematiche tipiche del cyberpunk come il mind-uploading, ovvero la possibilità di caricare la propria coscienza su un supporto digitale, privandosi così del corpo per “vivere una vita di puro spirito”. Vi è occasionalmente anche un occhio per la precisione scientifica, come dimostrato a bordo del Bebop, dove la gravità artificiale è generata grazie alla rotazione di una parte della nave.

IN CONCLUSIONE,
il risultato è peculiare, non c’è che dire, e in questo vortice di stereotipi decontestualizzati, il personaggio che, come detto, secondo me risalta di più è Ed, un ideal-tipo totalmente estraneo alle atmosfere poliziesche e vera novità del genere. Ciò che appare davvero spiazzante è la sua perenne allegria, che stride completamente con il clima noir della storia e delle parti urbane dell’ambientazione, a loro volta inserite in maniera abbastanza controintuitiva nel mondo spaziale di Cowboy Bebop, ma che ciononostante riflettono accuratamente il clima esistenziale che si respira nelle vicende dell’universo immaginato da Watanabe. Edward è l’unico personaggio che vive il proprio passato in maniera serena e spensierata, superficiale verrebbe da dire, ma è l’unica che sembra essere in grado di cambiare veramente il proprio destino (tant’è che deciderà autonomamente di lasciare i compagni del Bebop). Già qui, come poi in Samurai Champloo egli saprà coniugare il Giappone feudale alle moderne atmosfere hip-hop, Watanabe si è dimostrato capace di creare un mondo originale e credibile, unendo sincreticamente e armonizzando elementi che difficilmente si sarebbero incontrati.sample_945cede1d9dd242c02f88cd259cf3ca9

« The bounty hunters who are gathering in spaceship “BEBOP” will play freely without fear of risky things. They must create new dreams and films by breaking traditional styles. The work which becomes a new genre itself, will be called “Cowboy Bebop”. »

Non sono sicuro che siano davvero riusciti a creare un nuovo genere, come negli intermezzi spesso si accenna, dal momento che l’impressione generale rimane fortemente legata ad elementi tipici delle storie hard-boiled, mentre la controparte fantascientifica è relegata agli spostamenti e solo in qualche puntata assunta a vero e proprio tema. Tuttavia son da apprezzare elementi particolari che iniziano a tracciare un percorso nuovo che incrocia i temi da cui muove l’ambientazione, come l’idea stessa di cacciatori di taglie spaziali, l’idea di un universo esteso ma al solo sistema solare, senza “alieni” degni di questo nome, con l’umanità stessa che emblematicamente deve ritrovare il proprio presente una volta perso il proprio passato.

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