Una corsa solitaria

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Un uomo solo. In una metropoli. All’imbrunire. Corre.

Forse basta un’immagine soltanto per sintetizzare quanto sto per scrivere.

Nell’articolo precedente ci siamo chiesti come mai una pubblicità di macchine potesse inneggiare tramite un motivetto orecchiabile al vivere da “rinnegati“. Non è facile risolvere questo enigma, e dunque siamo partiti un po’ da lontano, cercando di individuare alcuni dei mutamenti sociali che hanno attraversato i decenni precedenti e che in gran parte perdurano ancora oggi.

 

In modo sintetico abbiamo visto quali siano stati i cambiamenti sia nelle dimensioni interiori, che nelle dimensioni esteriori dell’uomo occidentale. Lo scopo di questo secondo articolo è individuare qual è il principale effetto combinato che hanno queste sulla società e sul modo di vivere delle persone che vi sono dentro.

Schema finale

Come è mostrato dallo schema subito sopra,  l’intreccio di questi cambiamenti provoca una tendenza dissolvente nei legami sociali e nelle radici (punti di riferimento condivisi) degli individui.

Famiglie allargate, individualismo, precarietà e frequente mobilità producono insieme un individuo che non si percepisce e agisce più come un membro di una comunità, bensì come un individuo isolato ed autonomo. Con un’analogia potremmo dire che l’uomo occidentale vede se stesso tendenzialmente più come un granello in mezzo ad una distesa di sabbia, piuttosto che come una cellula di un corpo in relazione con altre cellule.

A questo si aggiunge e si collega una perdita di punti di riferimento condivisi, siano essi spaziali, valoriali e/o temporali. In primo luogo ci si sente sempre meno ancorati al territorio di origine e/o in cui si vive. In seconda battuta le tradizioni legate al territorio e le memorie collegate ad esso perdono la loro importanza nella vita di tutti i giorni. Ed infine, come conseguenza delle prime due, i valori del passato vengono relativizzati lasciando il posto a desideri e pulsioni dei singoli che diventano presto gli unici punti di riferimento legittimi.

trittico da paura
In alto al centro Z. Bauman, in basso a sinistra È. Durkheim ed in basso a destra G. Simmel

 

 

Questi risultati sono ben condensati dall’immagine che ci fornisce il sociologo Zygmunt Bauman di una società liquida, che ha preso il posto di una società solida. Secondo le sue analisi, nella nostra contemporaneità è l’incertezza/precarietà diffusa a farla da padrone e tocca tutti gli ambiti della convivenza fra le persone (dalle relazioni amorose ai rapporti di lavoro fino alla dimensione politica). Già i primi sociologi dell’800 come Èmile Durkheim o Georg Simmel avevano ragionato su questa tendenza “disgregratrice” insita nella modernità. Il primo partendo dalla divisione del lavoro nelle società industriali ed il secondo focalizzandosi sulla vita nelle metropoli; i risultati di entrambi infatti convergono: ambedue indicarono gli effetti dissolventi che la modernità avrebbe provocato sui legami sociali e sui punti di riferimento delle persone.

Alone in a Crowd

In ultima analisi, l’individuo occidentale “medio” su cui come uno specchio queste tendenze incrociate si riflettono, emerge come un individuo solo in mezzo ad una folla, con la quale condivide molto in superficie e molto poco in profondità.

È su questo individuo occidentale “medio” che molte pubblicità puntano, e sono sulle sue debolezze e sui suoi modelli di riferimento che queste fanno leva per vendere i propri prodotti. Vedremo nel prossimo ed ultimo articolo di questa serie due dei modelli più comuni che le persone utilizzano per uscire da questa condizione di solitudine moderna e scopriremo su quale dei due fa leva la famigerata pubblicità Renegade.

 

Ps: Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi dire la tua, sei libero di condividerlo con i tuoi amici e di commentare subito sotto!

 

 

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Informazioni su Luciano

Sono un appassionato di crescita personale, mi interesso di psicologia, filosofia, comunicazione, religione e di tematiche sociali di attualità. Amo leggere, discutere e mi piace passare il tempo con giochi di strategia e di ruolo. Sono laureato in Sociologia, studio alla specialistica di Management e Comunicazione d'Impresa e nel prossimo futuro vorrei lavorare nella gestione delle risorse umane.

2 thoughts on “Una corsa solitaria

  1. L’analisi è ineccepibile, daltronde non potrebbe essere altrimenti dato l’autore, e le conclusioni sono corrette. Vorrei porre, però, l’attenzione su un aspetto che sta alle origini della nostra società e della nostra cultura dell’individualismo: l’emancipazione dell’uomo dalle logiche del gruppo e la conquista delle libertà individuali.
    A questa libertà di pensiero, che ci fa considerare desiderabile la vita da “Renegade”, nessuno oggi è disposto a rinunciare per tornare alle logiche, protettive e limitanti, del gruppo o della comunità. Il problema è che questa emancipazione deve necessariamente essere accompagnata dalla maturità e dalla responsabilità, proprio come quando un uomo passa dall’infanzia e dalla giovinezza all’età adulta: acquisisce la libertà che però presuppone la responsabilità.
    La nostra società è diventata adulta e, quindi, ha perduto le sicurezze della sua infanzia; ora deve diventare matura e responsabile ed elaborare nuovi modi di relazione fra individui, non più filtrati da strutture di gruppo o comunità, ma fra individui liberi e responsabili che possono anche associarsi responsabilmente e liberamente per il piacere di farlo e non perchè costretti.

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    • Grazie Totò per il tuo commento, l’analogia circa l’età adulta e la nostra società offre spunti interessanti anche se non privi di problemi. Un individuo matura un senso di responsabilità verso qualcuno e verso un gruppo, ma nel momento in cui si distacca dalle “logiche di gruppo” ecco che è “la logica dell’utilità personale” a prender piede, lasciando in secondo piano ogni senso di responsabilità.

      Christopher Lasch nel libro “La ribellione delle élite” spiega che è proprio questa mentalità libertaria sradicata dalle tradizioni e dalla comunità di appartenenza che fa agire le élite internazionali attuali in modo irresponsabile. È facilmente prevedibile che questo avvenga e le “logiche di gruppo” anche in questo caso si ripropongono ma secondo uno schema autoreferenziale.

      A mio modo di vedere l’essere umano per sua natura è costretto ad associarsi e a perpetuare “logiche di gruppo”, sia quando nasce che quando invecchia infatti ha bisogno di cure da parte del prossimo e quando è adulto con il proprio lavoro sostiene sia l’uno che l’altro. Spero di essere stato chiaro nell’esporre il mio pensiero, se hai altri spunti scrivili pure in piena libertà 🙂

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