Il vero problema della procrastinazione – Parte 1

procrastinatorAvete presente quei momenti della vita in cui abbiamo un bisogno incredibile di realizzare qualcosa, ma evitiamo di intraprendere qualunque tipo azione o progetto, non sapendo né cosa fare né tanto meno perché farlo? Se anche a voi è capitato, tranquilli, non siete soli. Io stesso ci combatto da una vita, ma pian piano sto trovando dei modi per bloccare la sua influenza, imparando ad essere più produttivo. Vorrei quindi condividere con voi delle intuizioni semplici quanto grandiose, sicuramente più facili da dire che da fare, ma tanto potenti che ci permettono potenzialmente di dare una svolta molto positiva alla nostra vita.

Questo è il primo articolo di una serie sulla procrastinazione, a breve avrete notizie sulle parti seguenti.

Prima di tutto chiariamo una cosa. Il concetto di procrastinazione può riferirsi a due fenomeni in parte distinti:

  • da una parte abbiamo la procrastinazione seriale, quella che ci ostacola nel portare a termine gli obblighi che abbiamo, come studiare per un esame, spedire un’email o finire un lavoro;
  • dall’altra abbiamo la procrastinazione esistenziale, cioè quella che ci impedisce di cominciare o di perseverare nei progetti che ci piacerebbe intraprendere e quindi di realizzare quello che vogliamo, i nostri desideri.

La prima ha così a che fare con la motivazione a iniziare un compito che potrebbe essere spiacevole, trattandosi magari di un mezzo per un certo fine, e i consigli più comuni riguardano allora la riduzione delle distrazioni e lo sviluppo della concentrazione. La seconda invece è una questione psicologicamente più profonda, che affonda in stati mentali schivi e paralizzanti, che di fatto ci fanno smettere di lottare per i nostri stessi sogni.

wishing

“Smettila di immaginare, inizia a fare” Preso come frase da biscottini della fortuna, non suona tremendamente superficiale? In realtà, dipende dalla prospettiva

Molte guide che trovate, online e non, per combattere la procrastinazione partono da un assunto che può apparire scontato, ma che purtroppo non lo è affatto per molti di noi. Ovvero, che il procrastinare sia di tipo esclusivamente seriale. Ciò fa si che si presupponga, banalmente, il fatto di sapere cosa si vuol fare. Le guide anti-procrastinazione non ti spiegano come capire cosa volere. Ti spiegano molto semplicemente come realizzare quello che vuoi. Col risultato che se il tuo problema è a monte, ti ritrovi con una montagna di indicazioni più o meno utili, che però non sei nella condizione di poter applicare. Quindi, innanzitutto, come riuscire a capire cosa volere?

A me come forse ad altri, è capitato di spendere intere giornate senza sapere esattamente cosa fare, stato che perdura fino all’avvicinarsi di una qualche scadenza, come un esame o una commissione da sbrigare, che ci fa attivare all’ultimo momento giusto per risolvere quell’incombenza e tornare poi al nostro stato di apatia. Tuttavia, perché ci comportiamo così? Cosa spinge all’immobilità, alla perdita di motivazione nell’intraprendere uno sforzo per realizzare qualcosa, qualcosa che magari ci interessa pure?

Qui, cari miei, c’è un poderoso mito da scalzare. Normalmente pensiamo che l’azione, il darsi da fare e il conseguente successo siano i prodotti di una grandissima forza d’animo. Questo è ciò che vediamo riflesso nelle grandi personalità di spicco, nelle persone di cui ammiriamo la popolarità,  la stima di cui godono. Sono persone che appaiono guidate da grandi ideali, che non si fermano davanti a nulla e appaiono sempre ispirate. Risultato: stiamo fermi ad aspettare di essere illuminati da questo stato di grazia ispirata che ci metta in moto senza sforzo, pensando che questa sia necessaria e sufficiente per portare avanti i nostri progetti.

Purtroppo questo avviene raramente, e questa infortuita circostanza fa nascere il concetto di procrastinazione esistenziale. Siamo fermi a perdere tempo essenzialmente per due motivi:

robert-downey-jr-tony-stark

Guardatemi che figo che sono ad avere tutto questo meritato successo u.u

  1. Non abbiamo voglia di sforzarci;
  2. Non siamo davvero motivati a farlo.

Quello di cui dobbiamo renderci conto è che ispirazione, motivazione e azione non stanno in linea retta, come i passi sequenziali di un algoritmo il cui esito necessario è il successo garantito.

 Ispirazione  →  Motivazione  →  Azione = Successo.

La loro struttura è invece circolare: sono tre momenti che si succedono in continua alternanza, ed ognuno è la base del successivo. Questa revisione topologica assume una rilevanza fondamentale non appena notiamo un particolare: l’azione, anche un piccolo passo, un minuscolo successo, non è né la fine né tanto meno il fine, ma è ciò che fornisce carburante per una nuova dose di ispirazione, che a sua volta alimenta con nuova forza la motivazione ad agire per proseguire quanto si sta facendo, o per provare altre strade.

…  →  Azione  →  Ispirazione  →  Motivazione  →  Azione  →  …

Quindi, il primo passo per realizzare qualcosa, qualsiasi cosa, sembra incredibile, ma è proprio iniziare facendo qualcosa. Il semplice fatto di agire, soprattutto coinvolgendo altre persone, è uno dei motori più potenti della motivazione, e ciò che in futuro ci spingerà a intraprendere nuove azioni.

Ed è solo facendo qualcosa che inizierete a capire cosa volete fare, per quali cause volete lottare. Le grandi masturbazioni esistenziali sul senso della vita (per quanto filosoficamente affascinanti e profonde) hanno il grande difetto di ispirare poco all’azione – tranne Nietzsche forse, va bene – perché interrogano quell’interessante fenomeno naturale chiamato “vita” con uno sguardo dalla prospettiva talmente ampia che l’importanza della propria, singola vita, assume una rilevanza per misera. Più che

Qual è il senso della (mia) effimera vita, data la sua necessaria fine nella morte?

sarebbe più produttivo e propositivo chiedersi:

Cosa posso fare di importante (per me), qui ed ora e in futuro, con il tempo che ho a mia disposizione?

Make_Happen

“Fai succedere cose!” Sì, in inglese suona mille volte meglio…

Questa seconda domanda riporta lo zoom ad una portata pragmaticamente più gestibile, e riavvicina ai propri desideri, a quello che più teniamo, connettendoci ad una dimensione di noi stessi che è quella che più ci rifornisce di entusiasmo per la vita.

Paradossalmente allora, è solo iniziando a fare qualcosa che si può iniziare a capire davvero per quali cose si è disposti a faticare, a impegnarsi per realizzare. L’azione deriva dalla motivazione, è vero, ma è molto più importante capire che è la motivazione a derivare dall’azione.

Nel prossimo articolo, a breve pronto e ancora caldo per tutti voi, vedremo come imparare a programmare quello che vogliamo fare, e farlo davvero (anche se ancora non abbiamo davvero capito cosa vogliamo dalla vita).

E dai, se ce l’ho fatta io a finire di scrivere questo articolo, voi potete fare tutto! Magari, partite condividendo questo articolo, pigroni che non siete altro, e commentando se vi è piaciuto o meno, se vi è stato utile, se avete altri consigli da aggiungere, critiche o un saluto alla nonna. Insomma, fatevi sentire.

Intanto a presto, ossequi e un abbraccio.

RIFERIMENTI

Questo articolo è stato in parte ispirato a quest’altro pubblicato su Quartz:
There’s one, universally successful strategy for motivation

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...