Informazioni su Luciano

Sono un appassionato di crescita personale, mi interesso di psicologia, filosofia, comunicazione, religione e di tematiche sociali di attualità. Amo leggere, discutere e mi piace passare il tempo con giochi di strategia e di ruolo. Sono laureato in Sociologia, studio alla specialistica di Management e Comunicazione d'Impresa e nel prossimo futuro vorrei lavorare nella gestione delle risorse umane.

Lupi su due zampe

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Una pubblicità che ci invita a vivere come rinnegati, una società liquida che sgocciola da tutte le parti ed un senso di precarietà e solitudine che si impone con sempre maggiore forza. Come possono reagire le persone a questa situazione non facile?

Nel primo articolo, di cui questo post è la conclusione, ci siamo chiesti come mai una pubblicità potesse inneggiare a vivere come dei traditori senza destare alcuno scandalo. Abbiamo riflettuto su alcuni cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni in Occidente e nel secondo articolo abbiamo visto come questi possano portare gli individui a sentirsi soli e svuotati di ogni legame significativo con la comunità, con il passato ed il prossimo.

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Una corsa solitaria

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Un uomo solo. In una metropoli. All’imbrunire. Corre.

Forse basta un’immagine soltanto per sintetizzare quanto sto per scrivere.

Nell’articolo precedente ci siamo chiesti come mai una pubblicità di macchine potesse inneggiare tramite un motivetto orecchiabile al vivere da “rinnegati“. Non è facile risolvere questo enigma, e dunque siamo partiti un po’ da lontano, cercando di individuare alcuni dei mutamenti sociali che hanno attraversato i decenni precedenti e che in gran parte perdurano ancora oggi.

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“Renegades” del nostro tempo

“And I say,
hey, hey hey hey,
living like we’re renegades”

Da un po’ di tempo a questa parte in televisione spopola lo spot della Jeep Renegade. Motivetto accattivante, sequenza di immagini suggestive e testo minimale ed efficace. Risultato? Per quanto mi sforzi non riesco a togliermelo dalla testa ed in effetti è facile immaginare che lo spot deve aver avuto un peso non da poco sugli ottimi risultati delle vendite .

Ciò che mi sorprende piuttosto è il senso di ciò che canta il ritornello. Al di là delle motivazioni specifiche che hanno spinto il gruppo a scrivere questa canzone, il messaggio che viene proposto non può lasciare indifferente un ascoltatore esterno.

Proviamo con molta fantasia ad immaginare uno straniero che non conosce quasi nulla della nostra società e che ascolta per la prima volta questa canzone. Giustamente potrebbe chiedersi: “Perché mai una pubblicità di macchine dovrebbe esortare a vivere come rinnegati e tutto questo sembrare normale e non suscitare scalpore?”

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Il buon patriottismo

italycelebration Parlare di patriottismo oggi è quasi come parlare degli unicorni. Qualcuno dirà che sono creature affascinanti, capaci di far perdere la testa a molti uomini e addirittura di spingerli verso la morte, ma dovrà ammettere alla fine che appartengono ad un tempo passato e che sono inevitabilmente frutto di fantasie giovanili. Qualcuno inoltre, ricordando le tragedie del ‘900, sarà molto avverso al concetto di patria, e la vedrà come un ideale pericoloso che minaccia la libertà individuale e la coesistenza pacifica fra persone di diversi popoli.

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La festa del consumismo

Inizio quest’articolo augurando buone feste a chiunque non sia credente e a chi come me festeggia la nascita di Gesù, la venuta del Messia tanto atteso.

Il titolo dell’articolo è volutamente provocatorio ed è da lì che voglio partire. Qualche giorno fa stavo girando per i mercatini di Natale alla ricerca di qualcosa da regalare ai miei genitori. Come al solito mi ero ridotto all’ultimo minuto, ma rimanevo fiducioso che qualcosa di carino fra tutte quelle bancarelle l’avrei trovato. Ad un certo punto mentre passavo da una bancarella all’altra un gruppo di ragazzi mi è passato accanto, ed uno ha esclamato ad alta voce: “Ma perché a Natale ci si scambiano i regali? Non si può fare ogni giorno? Il Natale in realtà è la festa del consumismo!”

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