Qualche valore politico per lo sport?

E’ di qualche giorno fa la notizia che il judoka egiziano Islam El Shehaby, al termine dell’incontro che lo ha visto sconfitto dall’atleta israeliano Ori Sasson, si sia rifiutato di inchinarsi e stringerli la mano, come i valori sportivi e la tradizione del Judo impongono. El Shehaby è dunque stato immediatamente richiamato da parte del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) per il proprio comportamento, e rimandato a casa.

Se i provvedimenti del CIO sono corretti e legittimi, e sembrano esserlo, dal momento che le Olimpiadi non vogliono, in maniera programmatica, essere una proxy-war che riproduca in scala ridotta i conflitti e le tensioni esistenti tra i diversi Stati, esistono motivi che, però, pur esulando dall’ambito strettamente sportivo, sono cionondimeno molto presenti sia fuori che sul campo di gioco. Ecco che allora questo incidente di diplomazia sportiva offre lo spunto per interrogarsi sui rapporti sottili e complessi tra la pratica sportiva e i valori politici e moraliContinua a leggere

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Lupi su due zampe

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Una pubblicità che ci invita a vivere come rinnegati, una società liquida che sgocciola da tutte le parti ed un senso di precarietà e solitudine che si impone con sempre maggiore forza. Come possono reagire le persone a questa situazione non facile?

Nel primo articolo, di cui questo post è la conclusione, ci siamo chiesti come mai una pubblicità potesse inneggiare a vivere come dei traditori senza destare alcuno scandalo. Abbiamo riflettuto su alcuni cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni in Occidente e nel secondo articolo abbiamo visto come questi possano portare gli individui a sentirsi soli e svuotati di ogni legame significativo con la comunità, con il passato ed il prossimo.

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Una corsa solitaria

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Un uomo solo. In una metropoli. All’imbrunire. Corre.

Forse basta un’immagine soltanto per sintetizzare quanto sto per scrivere.

Nell’articolo precedente ci siamo chiesti come mai una pubblicità di macchine potesse inneggiare tramite un motivetto orecchiabile al vivere da “rinnegati“. Non è facile risolvere questo enigma, e dunque siamo partiti un po’ da lontano, cercando di individuare alcuni dei mutamenti sociali che hanno attraversato i decenni precedenti e che in gran parte perdurano ancora oggi.

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“Renegades” del nostro tempo

“And I say,
hey, hey hey hey,
living like we’re renegades”

Da un po’ di tempo a questa parte in televisione spopola lo spot della Jeep Renegade. Motivetto accattivante, sequenza di immagini suggestive e testo minimale ed efficace. Risultato? Per quanto mi sforzi non riesco a togliermelo dalla testa ed in effetti è facile immaginare che lo spot deve aver avuto un peso non da poco sugli ottimi risultati delle vendite .

Ciò che mi sorprende piuttosto è il senso di ciò che canta il ritornello. Al di là delle motivazioni specifiche che hanno spinto il gruppo a scrivere questa canzone, il messaggio che viene proposto non può lasciare indifferente un ascoltatore esterno.

Proviamo con molta fantasia ad immaginare uno straniero che non conosce quasi nulla della nostra società e che ascolta per la prima volta questa canzone. Giustamente potrebbe chiedersi: “Perché mai una pubblicità di macchine dovrebbe esortare a vivere come rinnegati e tutto questo sembrare normale e non suscitare scalpore?”

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