Qualche valore politico per lo sport?

E’ di qualche giorno fa la notizia che il judoka egiziano Islam El Shehaby, al termine dell’incontro che lo ha visto sconfitto dall’atleta israeliano Ori Sasson, si sia rifiutato di inchinarsi e stringerli la mano, come i valori sportivi e la tradizione del Judo impongono. El Shehaby è dunque stato immediatamente richiamato da parte del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) per il proprio comportamento, e rimandato a casa.

Se i provvedimenti del CIO sono corretti e legittimi, e sembrano esserlo, dal momento che le Olimpiadi non vogliono, in maniera programmatica, essere una proxy-war che riproduca in scala ridotta i conflitti e le tensioni esistenti tra i diversi Stati, esistono motivi che, però, pur esulando dall’ambito strettamente sportivo, sono cionondimeno molto presenti sia fuori che sul campo di gioco. Ecco che allora questo incidente di diplomazia sportiva offre lo spunto per interrogarsi sui rapporti sottili e complessi tra la pratica sportiva e i valori politici e moraliContinua a leggere

Per un utilizzo virtuoso di Facebook

Molto probabilmente state leggendo questo articolo grazie ad un link che avete trovato scorrendo pigramende lungo la vostra bacheca Facebook. Vi ha colpito, lo avete aperto, e lo state leggendo. Tuttavia, è una domanda meno ingenua di quanto sembri chiedersi come abbia fatto a finire lì. E se anche voi come me vi trovate la bacheca inondata di meme, notizie poco interessanti o stupide liste di curiosità, che irrimediabilmente affossano i post dei vostri amici o delle pagine più di nicchia, vi chiederete se c’è un modo per controllare i contenuti che volete vedere.

Via techcrunch.com

Via techcrunch.com

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Lupi su due zampe

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Una pubblicità che ci invita a vivere come rinnegati, una società liquida che sgocciola da tutte le parti ed un senso di precarietà e solitudine che si impone con sempre maggiore forza. Come possono reagire le persone a questa situazione non facile?

Nel primo articolo, di cui questo post è la conclusione, ci siamo chiesti come mai una pubblicità potesse inneggiare a vivere come dei traditori senza destare alcuno scandalo. Abbiamo riflettuto su alcuni cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni in Occidente e nel secondo articolo abbiamo visto come questi possano portare gli individui a sentirsi soli e svuotati di ogni legame significativo con la comunità, con il passato ed il prossimo.

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Una corsa solitaria

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Un uomo solo. In una metropoli. All’imbrunire. Corre.

Forse basta un’immagine soltanto per sintetizzare quanto sto per scrivere.

Nell’articolo precedente ci siamo chiesti come mai una pubblicità di macchine potesse inneggiare tramite un motivetto orecchiabile al vivere da “rinnegati“. Non è facile risolvere questo enigma, e dunque siamo partiti un po’ da lontano, cercando di individuare alcuni dei mutamenti sociali che hanno attraversato i decenni precedenti e che in gran parte perdurano ancora oggi.

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“Renegades” del nostro tempo

“And I say,
hey, hey hey hey,
living like we’re renegades”

Da un po’ di tempo a questa parte in televisione spopola lo spot della Jeep Renegade. Motivetto accattivante, sequenza di immagini suggestive e testo minimale ed efficace. Risultato? Per quanto mi sforzi non riesco a togliermelo dalla testa ed in effetti è facile immaginare che lo spot deve aver avuto un peso non da poco sugli ottimi risultati delle vendite .

Ciò che mi sorprende piuttosto è il senso di ciò che canta il ritornello. Al di là delle motivazioni specifiche che hanno spinto il gruppo a scrivere questa canzone, il messaggio che viene proposto non può lasciare indifferente un ascoltatore esterno.

Proviamo con molta fantasia ad immaginare uno straniero che non conosce quasi nulla della nostra società e che ascolta per la prima volta questa canzone. Giustamente potrebbe chiedersi: “Perché mai una pubblicità di macchine dovrebbe esortare a vivere come rinnegati e tutto questo sembrare normale e non suscitare scalpore?”

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Fallacie logiche: istruzioni per un uso consapevole

57134013Quest’articolo non vuole essere l’ennesimo elenco delle innumerevoli fallacie logiche esistenti, che vi illustrerebbe il perché siano dei modi scorretti di ragionare, che vi offrirebbe i modi per individuarle a vista e stroncare sul nascere i discorsi del reo malcapitato. No, di quelli ne trovate tanti, tra cui per esempio qui trovate una sovrabbondante lista, e pure sulla cara vecchia Wikipedia, per chi desiderasse un’esplorazione un poco strutturata dei modi che abbiamo per ingannare noi stessi e gli altri. Per chi non avesse problemi con il britannico idioma, questo è un simpatico loco dove ricevere la benedizione del padre della sillogistica.

Dicevo, qui non troverete una disamina dei vari procedimenti fallaci del nostro ragionare, quanto piuttosto una serie di avvertenze sull’uso delle accuse di fallacia logica rivolte ai nostri interlocutori durante la conversazione. Sì, perché spesso il fatto di individuare una fallacia logica nel discorso di un avversario pare offrire l’ottima scusa per ignorare il senso generale delle sue tesi, abbattendo senza possibilità d’uscita tutta la sua costruzione nonché, ed è su questo che vorrei porre l’accento, sul senso generale di quello che sta dicendo. L’unica (meta)fallacia che illustrerò sarà quindi la fallacia dell’argomento invalido, in attesa di un nome più figo 23362289(volevo chiamarla fallacia dell’accusatore ma ho scoperto che esiste già). Da notare la sua mancanza sulla Wikipedia italiana, ma non su quella inglese, dove l’hanno felicemente chiamata fallacy fallacy, fallacist’s fallacy oppure con il più latino argumentum ad logicamContinua a leggere