Lupi su due zampe

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Una pubblicità che ci invita a vivere come rinnegati, una società liquida che sgocciola da tutte le parti ed un senso di precarietà e solitudine che si impone con sempre maggiore forza. Come possono reagire le persone a questa situazione non facile?

Nel primo articolo, di cui questo post è la conclusione, ci siamo chiesti come mai una pubblicità potesse inneggiare a vivere come dei traditori senza destare alcuno scandalo. Abbiamo riflettuto su alcuni cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni in Occidente e nel secondo articolo abbiamo visto come questi possano portare gli individui a sentirsi soli e svuotati di ogni legame significativo con la comunità, con il passato ed il prossimo.

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Una corsa solitaria

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Un uomo solo. In una metropoli. All’imbrunire. Corre.

Forse basta un’immagine soltanto per sintetizzare quanto sto per scrivere.

Nell’articolo precedente ci siamo chiesti come mai una pubblicità di macchine potesse inneggiare tramite un motivetto orecchiabile al vivere da “rinnegati“. Non è facile risolvere questo enigma, e dunque siamo partiti un po’ da lontano, cercando di individuare alcuni dei mutamenti sociali che hanno attraversato i decenni precedenti e che in gran parte perdurano ancora oggi.

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Cowboy Bebop, il noir tra le stelle

Cosa succede quando proviamo a mettere a bordo di un’astronave il detective di un telefilm poliziesco? E se questo più che un detective fosse un cowboy che cavalca per il Far West interplanetario?

p360101_b_v7_adQuesto devono essersi chiesti gli autori di Cowboy Bebop, un anime noir fantascientifico, diretto da Shinichiro Watanabe, che racconta le vicende dell’astronave Bebop e della sua ciurma di cacciatori di taglie. Ciò che più mi ha fatto apprezzare quest’opera, più che la trama in sé, è lo sviluppo di un’ambientazione dalle atmosfere uniche, frutto di un mix tutto particolare di elementi all’apparenza totalmente alieni (per rimanere in tema), che fanno nascere anche alcune profonde considerazioni esistenzialiste sulla vita dei protagonisti e il rapporto che l’uomo in generale ha con il proprio passato. Se non volete SPOILER saltate pure l’approfondimento dei personaggi e passate direttamente alla parte sull’ambientazione. Continua a leggere

“Renegades” del nostro tempo

“And I say,
hey, hey hey hey,
living like we’re renegades”

Da un po’ di tempo a questa parte in televisione spopola lo spot della Jeep Renegade. Motivetto accattivante, sequenza di immagini suggestive e testo minimale ed efficace. Risultato? Per quanto mi sforzi non riesco a togliermelo dalla testa ed in effetti è facile immaginare che lo spot deve aver avuto un peso non da poco sugli ottimi risultati delle vendite .

Ciò che mi sorprende piuttosto è il senso di ciò che canta il ritornello. Al di là delle motivazioni specifiche che hanno spinto il gruppo a scrivere questa canzone, il messaggio che viene proposto non può lasciare indifferente un ascoltatore esterno.

Proviamo con molta fantasia ad immaginare uno straniero che non conosce quasi nulla della nostra società e che ascolta per la prima volta questa canzone. Giustamente potrebbe chiedersi: “Perché mai una pubblicità di macchine dovrebbe esortare a vivere come rinnegati e tutto questo sembrare normale e non suscitare scalpore?”

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Black Mirror

«Humanity is acquiring all the right technology for all the wrong reasons» – R. Buckminster Fuller 

 

«It has become appallingly obvious that our technology has exceeded our humanity» – A. Einstein

 

BlackMirrorTitleCardBlack Mirror è una miniserie TV creata da Charlie Brooker e trasmessa per la prima volta nel 2011, che punta ad indagare gli effetti dirompenti dello sviluppo tecnologico sull’organizzazione della società e sulle vite dei singoli individui. Sviscerando tematiche diverse attraverso degli episodi autoconclusivi, che di volta in volta procedono da una particolare innovazione tecnologica, presente, futura o futuribile, che funge da sfondo del modus vivendi di una possibile società tecnologica, la serie illustra con inquietante spirito satirico le interazioni tra gli esseri umani distorte dal loro riflettersi nei black mirrors, gli schermi neri che fissiamo ogni giorno, continuamente, sui nostri televisori, computer e cellulari. Continua a leggere

Nel mondo degli handpan

Copertina in prestito da una musica di Peter Gundry, un caro amico che compone dei pezzi unici: https://www.youtube.com/watch?v=ZxNaqkrr_Fg.

Copertina in prestito da una musica di Peter Gundry, un caro amico che compone dei pezzi unici:
https://www.youtube.com/watch?v=ZxNaqkrr_Fg.

Vi è mai capitato, girando per strada o in un parco, di udire una melodia dal suono vagamente metallico, morbido, molto piacevole e rilassante? Molto probabilmente si trattava di uno handpan. Benché ancora siano pochi, i fortunati possessori di uno strumento di questo tipo sono sempre di più grazie al crescente numero di costruttori indipendenti che riescono a offrire, talvolta a prezzi ragionevoli, un esemplare adatto anche ad un principiante che voglia semplicemente sperimentarne le sonorità. Ciò che forse colpisce di più è la sua apparente antichità, l’aspetto di strumento etnico e tradizionale che cattura facilmente l’attenzione grazie alla sua struttura molto semplice e al suono pulito e melodioso.

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