Per un utilizzo virtuoso di Facebook

Molto probabilmente state leggendo questo articolo grazie ad un link che avete trovato scorrendo pigramende lungo la vostra bacheca Facebook. Vi ha colpito, lo avete aperto, e lo state leggendo. Tuttavia, è una domanda meno ingenua di quanto sembri chiedersi come abbia fatto a finire lì. E se anche voi come me vi trovate la bacheca inondata di meme, notizie poco interessanti o stupide liste di curiosità, che irrimediabilmente affossano i post dei vostri amici o delle pagine più di nicchia, vi chiederete se c’è un modo per controllare i contenuti che volete vedere.

Via techcrunch.com

Via techcrunch.com

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I molti volti del Realismo

One and three chairs - J. Kosuth

One and three chairs – J. Kosuth

Quando pensiamo ad una corrente realista normalmente ci fissiamo su un unico aspetto principale: il fatto che gli autori che vi aderiscono mirano semplicemente a ricopiare, cioè a ritrarre fedelmente, accuratamente, con una precisione che non a caso definiamo fotografica, una certa porzione di realtà.

Ecco quindi emergere solitario in primo piano quello che sembra essere l’unica qualità del realismo, ovvero l’abilità di trasporre veri e propri pezzi di realtà in una differente forma, quasi una sorta di isomorfismo artistico che trasporta la realtà percepibile su supporti diversi, dalla tela del pittore al marmo dello scultore. Continua a leggere

Black Mirror

«Humanity is acquiring all the right technology for all the wrong reasons» – R. Buckminster Fuller 

 

«It has become appallingly obvious that our technology has exceeded our humanity» – A. Einstein

 

BlackMirrorTitleCardBlack Mirror è una miniserie TV creata da Charlie Brooker e trasmessa per la prima volta nel 2011, che punta ad indagare gli effetti dirompenti dello sviluppo tecnologico sull’organizzazione della società e sulle vite dei singoli individui. Sviscerando tematiche diverse attraverso degli episodi autoconclusivi, che di volta in volta procedono da una particolare innovazione tecnologica, presente, futura o futuribile, che funge da sfondo del modus vivendi di una possibile società tecnologica, la serie illustra con inquietante spirito satirico le interazioni tra gli esseri umani distorte dal loro riflettersi nei black mirrors, gli schermi neri che fissiamo ogni giorno, continuamente, sui nostri televisori, computer e cellulari. Continua a leggere

Fallacie logiche: istruzioni per un uso consapevole

57134013Quest’articolo non vuole essere l’ennesimo elenco delle innumerevoli fallacie logiche esistenti, che vi illustrerebbe il perché siano dei modi scorretti di ragionare, che vi offrirebbe i modi per individuarle a vista e stroncare sul nascere i discorsi del reo malcapitato. No, di quelli ne trovate tanti, tra cui per esempio qui trovate una sovrabbondante lista, e pure sulla cara vecchia Wikipedia, per chi desiderasse un’esplorazione un poco strutturata dei modi che abbiamo per ingannare noi stessi e gli altri. Per chi non avesse problemi con il britannico idioma, questo è un simpatico loco dove ricevere la benedizione del padre della sillogistica.

Dicevo, qui non troverete una disamina dei vari procedimenti fallaci del nostro ragionare, quanto piuttosto una serie di avvertenze sull’uso delle accuse di fallacia logica rivolte ai nostri interlocutori durante la conversazione. Sì, perché spesso il fatto di individuare una fallacia logica nel discorso di un avversario pare offrire l’ottima scusa per ignorare il senso generale delle sue tesi, abbattendo senza possibilità d’uscita tutta la sua costruzione nonché, ed è su questo che vorrei porre l’accento, sul senso generale di quello che sta dicendo. L’unica (meta)fallacia che illustrerò sarà quindi la fallacia dell’argomento invalido, in attesa di un nome più figo 23362289(volevo chiamarla fallacia dell’accusatore ma ho scoperto che esiste già). Da notare la sua mancanza sulla Wikipedia italiana, ma non su quella inglese, dove l’hanno felicemente chiamata fallacy fallacy, fallacist’s fallacy oppure con il più latino argumentum ad logicamContinua a leggere

Dovere e volere, ovvero del perché essere buoni

right_wrong_way-300x199Perché essere buoni? Perché dovrei comportarmi moralmente in un mondo dove spesso paga di più comportarsi in maniera contraria, sfruttando le persone, essendo egoisti, rubando e infrangendo la legge?
Questo tipo di domande sono tra le più antiche che l’uomo si sia mai posto, e costituiscono il nocciolo della morale e dell’etica ancora oggi. Per molti filosofi, la ricerca della risposta a questa domanda è stata proprio la loro principale spinta speculativa, e sicuramente prima o poi ci ritroveremo davanti all’innocente perché?” di un bambino, magari nostro figlio, che ci chiede di rendergli conto delle motivazioni per cui dovrebbe comportarsi bene ed essere un bravo bambino.

In questo articolo non fornirò delle motivazioni precise come risposta, per le quali rinvio a grandi scrittori e artisti, come Platone, Kant, Tolstoj, che meglio di me hanno saputo fornire motivazioni pressanti per cui una vita virtuosa sia preferibile ad una vita di vizi. Qui si tratterà invece di un’analisi più astratta del fenomeno stesso del dovere, della dimensione normativa della nostra vita, e del fenomeno della motivazione che ci formiamo ad agire in un certo modo, entrambi specialmente riguardo al mondo della morale. La prima parte sarà noiosetta e piuttosto astratta, quindi se non vi interessa particolarmente guardate solo le parti in grassetto, che introducono termini e concetti che troverete in fondo, e partire pure da dopo la terza immagine. Continua a leggere